La Via per San Michele un percorso totalmente a piedi di 88 km che parte il 28 settembre da Vieste arrivando a Monte Sant’Angelo all’ingresso della Reale Basilica di San Michele Arcangelo con ritorno a Vieste per la messa di ringraziamento del 30 settembre che si terrà in Cattedrale.
Il percorso non si presenta particolarmente complesso, ma è certamente riservato agli amanti della natura e alle lunghe passeggiate all’aria aperta che cercano esperienze autentiche, con le quali scoprire e conoscere nuovi territori e culture diverse. Si tratta comunque di un cammino di oltre 80 chilometri, e un dislivello massimo di 800 metri e richiede una preparazione psicofisica adeguata.
Nel Medioevo, i grandi itinerari della fede si snodavano lungo le rotte dei mari o i sentieri d’Oriente per raggiungere la Terrasanta, verso le strade per Roma, e lungo il “camino de Santiago” di Compostela, ma anche lungo la “Via Sacra Langobardorum” che univa direttamente Benevento a Monte Sant’Angelo, ma ben presto collegò l’Europa occidentale con la Terra Santa, tramite i porti di Brindisi e Otranto.
La denominazione dell’itinerario al Monte Gargano è legata alla presenza dei Longobardi, che fecero del Santuario dell’Arcangelo il loro santuario di riferimento e diffusero il culto micaelico in tutta Europa. Un culto che resiste dal Medioevo e si rinnova da oltre 1500 anni. Secondo la tradizione, l’Arcangelo apparve nel 490 a Monte Sant’Angelo, stabilendo colà la sua dimora. Il santuario, soprattutto durante il periodo delle Crociate, divenne la tappa obbligata per il passaggio in Terra Santa, sostegno ideale nella crociata contro i Turchi. Il Gargano divenne così uno dei luoghi di culto e pellegrinaggio più frequentati del Medioevo. Papi, Imperatori e Cavalieri percorsero le impervie contrade della Sacra altura, incamminandosi d’inverno, a piedi scalzi, lungo i suoi tornanti, per chiedere all’Arcangelo la remissione dei propri peccati.
Il pellegrinaggio era considerato “il cammino verso la salvezza”. Fra i pellegrini vi erano ricchi e poveri, sani e infermi, santi e peccatori, tutti accomunati da uno stesso sentimento: riacquistare la fede perduta e con essa la salvezza eterna. Si narra che San Francesco, non ritenendosi degno di entrare al cospetto del Principe delle Celesti Milizie, si fermasse a pregare dinanzi all’entrata della grotta.
Il pellegrinaggio, dalla fine dell’800, assunse una vera dimensione di massa: gruppi di devoti partivano da tutta Italia per raggiungere Monte Sant’Angelo, a piedi o a bordo di caratteristici carretti. Giovanni Tancredi, nel 1938, descrisse così le “Compagnie di Sammichelari” che salivano gli impervi tornanti del Monte Gargano: “Chi vuol avere la sensazione della vera fede, venga quassù ed osservi le strade carrozzabili, gli impervi sentieri, le coste dei monti dove giovani e vecchi, uomini e donne con grossi involti sul capo, con le scarpe e le uose in mano, sgranando il rosario, salgono in lunghe file serpeggianti, oppure dispersi per le diverse scorciatoie come branchi di pecore pascenti, cantando interminabili litanie”.

Ai partecipanti, come dono per l’impegno e la dedizione profusi, verrà donato il fazzoletto del pellegrino e un attestato di partecipazione, simboli che testimoniano la devozione nei confronti di San Michele Arcangelo.

#FestaPatronaleMSA: dal 27 al 30 settembre i festeggiamenti in onore dell’Arcangelo Michele, Clementino e Dolcenera i…

Pubblicato da Green Garden Vieste su Mercoledì 18 settembre 2019

Polmone verde del Gargano, la Foresta Umbra dispiega il suo manto ombroso fatto di faggi, querce e lecci tra cui spicca il leccio di Vico del Gargano.

Situata sul promontorio del Gargano, all’interno del Parco Nazionale, la Foresta Umbra abbraccia con il suo verde il territorio comunale di Vico del GarganoVieste e Monte Sant’Angelo.
 
La Foresta rappresenta il ceppo residuo dell’antico “Nemus Garganicum” che ricopriva l’intero promontorio ed è una tra le più estese formazioni di latifoglie d’Italia, una delle più grandi d’Europa.

Con una superficie di circa 10.500 ettari, occupa la parte nord orientale del Gargano ad un’altitudine che, dagli 832 metri sul livello del mare di Monte Iacotenente, scende fino ai 165 metri sul livello del mare nella zona di Caritate.
 
L’ombroso manto verde vanta faggicerriquerceaceri e lecci. Tra tutti spicca il leccio di Vico del Gargano, alto 50 metri con una circonferenza di 5. Si erge davanti a un convento francescano e sembra che a piantarlo sia stato fra’ Nicola da Vico, morto nel 1719.
 
Il Centro visitatori, invece, offre un percorso dove ammirare il diorama del Gargano, i tabelloni espositivi, i reperti litici, la xiloteca e la ricostruzione di una stazione di carbonai.

Dal 2017 le faggete vetuste della Foresta Umbra diventano Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO.

 

 

Sfilzi – Caritate (Tempo di percorrenza 1,30 ore), il sentiero inizia da quota 272 mt. e termina a 672 m, si snoda lungo una vecchia strada di servizio della forestale e attravetsa nella sua parte iniziale una splendida fustaia di Faggio. Per buona parte il sentiero costeggia la Riserva Integrale di “Sfilzi”; a circa metà percorso si trova la sorgente Sfilzi. Il sentiero attraversa due piani vegetazionali, quello del Faggio nella parte alta e quello del Certo nella sua parte terminale. Il classico dei nostri Tour, difficoltà per la salita Giallo/Blu e per la discesa Blu, un classico degli anni ’90, la parte finale è fatti di tornanti molto divertente per principianti e/o XC/Trail.

 

 

La Foresta Umbra è una delle foreste meglio conservate d’Italia, oltre ad essere considerata la faggeta più bassa d’Europa. Qui i faggi, infatti, si trovano a quote molto più basse dei classici 800 metri, merito questo delle particolarissime condizioni climatiche del Gargano.

 

Visitarla lascia davvero senza parole. È incredibile come a soli 15 km dalle dorate spiagge del Gargano, ci si ritrova in un ambiente a parte, quasi montano. Questo è il regno degli amanti della natura, del trekking, del ciclismo, ma anche degli appassionati di fotografia che, con i colori della foresta che mutano di stagione in stagione, qui realizzano scatti fantastici.

 

Potete ammirarla come più vi piace: a piedi, percorrendo uno degli affascinanti sentieri predisposti, con escursioni in trekking, pedalando in mountain bike, o fermandovi semplicemente ad ascoltare i suoni della foresta e dei suoi abitanti: caprioli, cinghiali, faine, picchi e tanti altri.

Polmone verde del Gargano, la Foresta Umbra dispiega il suo manto ombroso fatto di faggi, querce e lecci tra cui spicca il leccio di Vico del Gargano.

Situata sul promontorio del Gargano, all’interno del Parco Nazionale, la Foresta Umbra abbraccia con il suo verde il territorio comunale di Vico del GarganoVieste e Monte Sant’Angelo.
 
La Foresta rappresenta il ceppo residuo dell’antico “Nemus Garganicum” che ricopriva l’intero promontorio ed è una tra le più estese formazioni di latifoglie d’Italia, una delle più grandi d’Europa.

Con una superficie di circa 10.500 ettari, occupa la parte nord orientale del Gargano ad un’altitudine che, dagli 832 metri sul livello del mare di Monte Iacotenente, scende fino ai 165 metri sul livello del mare nella zona di Caritate.
 
L’ombroso manto verde vanta faggicerriquerceaceri e lecci. Tra tutti spicca il leccio di Vico del Gargano, alto 50 metri con una circonferenza di 5. Si erge davanti a un convento francescano e sembra che a piantarlo sia stato fra’ Nicola da Vico, morto nel 1719.
 
Il Centro visitatori, invece, offre un percorso dove ammirare il diorama del Gargano, i tabelloni espositivi, i reperti litici, la xiloteca e la ricostruzione di una stazione di carbonai.

Dal 2017 le faggete vetuste della Foresta Umbra diventano Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO.

 

Il percorso è quasi tutto pianeggiante e si svolge nella solenne faggeta d’Umbra seguendo la chiara segnaletica curata dall’Amministrazione forestale. Il percorso ha inizio nei pressi del laghetto d’Umbra e, seguendo l’indicazione per la Caserma Murgia, permette dì conoscere diverse specie forestali quali il Faggio, il Tasso (presente con alcuni esemplari secolari), il Carpino bianco, l’Acero montano, l’Acero campestre ed altre specie minori, mentre nel sottobosco si può notare la presenza di arbusti di Agrifoglio, di Berretta da prete e di Pungitopo, e di specie erbacee unione fra cui il Sigillo di Salomone, la Peonia mascula l’Orchis maculata. Tra la fauna, se si è fortunati, si può avvistare il timido Capriolo o lo scaltro Gatto selvatico, oppure udire l’ululato dell’Allocco e i versi di alcune specie di Silvidi.Superata la Caserma Murgia si procede seguendo l’indicazione per il Lago d’Otri dove si giunge dopo circa 2,5 km. Questo “Cutino” ubicato in una depressione naturale del terreno e contornato da un muretto a secco, all’inizio della primavera straripa allagando l’intera depressione dove galleggiano colonie di Ranuncolo pellaio. Quest’area è frequentata da gruppi di cinghiali e da varie specie di anfibi, che qui si riproducono.

La Baia dei Mergoli e la Spiaggia di Vignanotica si trovano in zona di Mattinata.
Si parte dalla SP 53 inoltrandosi subito in un sentiero attrezzato che si immerge nella bassa Macchia mediterranea da dove subito lo sguardo può spaziare nel sottostante mare impreziosito dai faraglioni di baia delle Zagare.
Proseguendo fra oliveti e pinete per poi scendere verso la spettacolare spiaggia di Vignanotica, una delle più affascinanti spiagge del Gargano dalle bianche e strapiombanti falesie. Il percorso attraversa una delle più belle pinete di Pino d’Aleppo d’Italia, caratterizzata da un denso sottobosco costituito dai tipici elementi sempreverdi della Macchia mediterranea. Nei versanti più freschi anche rari nuclei di Leccio. Ai margini del bosco spesso si possono osservare orchidee ed altre rarità botaniche. Di particolare interesse la fauna osservabile, tra cui il Rondone e il Falco Pellegrino.

Falesie di VignanoticaSi tratta di un geosito di interesse regionale denominato “Falde detritiche stratificate di Vignanotica“, tipica “costa a falesia“, che si distingue per la presenza di un versante ad andamento subverticale (falesia) a litologia calcarea di colore bianchissimo, tipo “Maiolica”, con intercalazioni di strati e noduli di selce a stratificazione planare ma con frequenti fenomeni di scivolamenti e deformazioni sinsedimentarie (slumping) del Cretaceo Inferiore, che determinano trame molto caratteristiche.
Il colpo d’occhio è notevole: il colore bianco della roccia calcarea e il colore scuro degli interstrati di selce, nella loro alternanza, testimoniano le deformazioni subite dal sedimento quando, fra 100 e 145 milioni di anni fa, era ancora un fango calcareo non litificato. Il fronte si allarga sul mare per oltre 900 m, con un’altezza a 100 m e si può suddividere in due settori delimitato dallo sbocco della Valle Vignanotica sul mare. La spiaggia ciottolosa, il colore caraibico del mare e il bordo superiore delle falesie, contornato dal Pino d’Aleppo e dalla Macchia mediterranea, rendono il sito una delle più belle spiagge italiane.

 

L’ Abbazia della Santissima Trinità si erge sul Monte Sacro, un monte che per secoli è stato luogo di culto e meta ellegrinaggio, fin dall’antichità, quando Ospitava un santuario dedicato a Giove. Secondo la tradizione locale, fu l’apparizione dell’Arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, nel 490 a trasformare il Monte Sacro da luogo di culto pagano a luogo di culto cristiano. Attorno all’anno Mille un gruppo di monaci vi realizzò un piccolo cenobio, documentato come Abbazia già un centinaio di anni dopo. In seguito a un periodo di fioritura, nel XV secolo l’Abbazia venne accorpata a quella di Siponto e abbandonata. Seguì una lunga fase di degrado che portò l’Abbazia all’attuale stato di rudere, da cui però si evince ancora la struttura originaria: la chiesa abbaziale con la torre campanaria, le celle del dormitorio, il battistero, il refettorio con la cucina, le cisterne, il chiostro, il cortile, i magazzini, le stalle e la torre di vedetta. La chiesa presenta la facciata scandita da tre grandi arcate cieche a sesto acuto poggiate su colonne che reggono gli archi e incorniciano il portale di accesso. L’aula a tre navate absidate è divisa in cinque campate, con archi sorretti da pilastri. Sulle pareti dell’abside si notano tracce di affreschi .Poco lontano è il battistero a pianta quadra. Per valorizzare questa parte importante di storia locale, i cittadini si sono mobilitati in massa, facendo arrivare l’Abbazia al terzo posto in classifica al censimento I Luoghi del Cuore 2012 e garantendole così un intervento da parte del FAI.

 

 

AGRITURISMO MONTESACRO – ABBAZIA 5KM

 

 

SGARRAZZA – ABBAZIA MONTESACRO 23KM

Nel cuore verde della Foresta Umbra, spicca la Riserva degli Sfilzi con i suoi faggi, cerri e aceri dipingendo un paesaggio diffuso nella preistoria e ormai quasi scomparso.

Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, la Riserva degli Sfilzi è un’area boschiva di circa 56 ettari nella zona nord della maestosa Foresta Umbra. Sorge lungo le pendici della Valle della Carpinosa ad una quota di circa 359 metri sul livello del mare.
 
Nella riserva, dove zampilla la sorgente d’acqua della fontana di Sfilzi, l’unica sorgente perenne esistente nella zona montana e collinare del promontorio garganico, i visitatori possono ammirare interessanti esempi di vegetazione come fustaglie di faggiocerri e aceri e osservare specie animali come gatti selvatici e merli.
 
Unico nel suo genere, l’ambiente rispecchia un habitat molto diffuso nel bacino Mediterraneo nella preistoria e oramai quasi scomparso. Proprio per la rarità del suo ecosistema, la riserva è accessibile, previa autorizzazione, solo per scopi didattici e scientifici.

 

 

SFILZI – PICONE 15 KM


 

 

VIESTE – SFILZI 60KM

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